PENSIONI, COMELLINI (PDM): APPELLO AI PRESIDENTI GRASSO E BOLDRINI: IL TERMINE DELLA LEGGE DELEGA E' SCADUTO RESTITUITE L'ATTO AL GOVERNO Roma 16 maggio 2013
"Illustrissimi Presidenti, mi appello al Vostro alto senso delle Istituzioni, della legalità e dello Stato, nella convinzione che solo un Vostro autorevole intervento potrà fermare la pericolosa deriva di incostituzionalità e d’illegalità che, minacciosamente, si cela dietro la presentazione della richiesta di parere sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento per l'armonizzazione all'assicurazione generale obbligatoria dei requisiti minimi di accesso al sistema pensionistico del personale del comparto difesa-sicurezza e del comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico, nonché di categorie di personale iscritto presso l'INPS, l'ex-ENPALS e l'ex-INPDAP (Atto di Governo n. 11), attualmente in corso di esame presso le Commissioni competenti.
L'articolo 24, comma 18, della legge delega (decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) stabilisce che il "regolamento" è da "emanare entro il 31 ottobre 2012, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400", e cioè "con decreto del Presidente della Repubblica". Detto termine è perentorio. La Corte Costituzionale ha avuto modo di esprimersi già altre volte richiamando il Governo e il legislatore ad una scrupolosa osservanza dei termini e delle modalità per esercitare i rispettivi poteri e funzioni discendenti dalle c.d. “leggi delega”.
Come avvenuto per ben due volte consecutive in occasione dell'esercizio di un'altra delega per l'emanazione di un "regolamento" - in quei casi si è trattato di quello di riordino della Croce rossa italiana - anche in questa occasione il Governo - da poco insediatosi nelle sue funzioni - non ha saputo osservare il termine a sua disposizione; anzi ha riproposto lo stesso identico decreto promosso e accantonato dal suo predecessore, con il medesimo vizio e con il medesimo eccesso di potere.
In tema di limiti temporali concessi al Governo per l'esercizio del potere delegato, la Corte Costituzionale ha avuto più volte modo di osservare che “tale esercizio deve ritenersi completato con la emanazione del provvedimento legislativo”, con ciò affermando senza possibilità di equivoci che, in ogni caso, affinché il termine previsto nella legge delega sia rispettato, il decreto legislativo o il d.P.R. - come nel caso in argomento - deve, in ogni caso, essere emanato (Cfr. N. 184 - SENTENZA 11 NOVEMBRE 1981 - Deposito in cancelleria: 10 dicembre 1981 - Pubblicazione in "Gazz. Uff." n. 345 del 16 dicembre 1981 - Pres. ELIA - Rel. PALADIN).
Impegnare le Commissioni permanenti ad esprimere il loro parere su un atto che oggi non può più essere legittimamente emanato realizzerebbe un ingiustificabile sviamento delle funzioni proprie dell'istituzione parlamentare.
Presidenti, Vi chiedo di restituire al Parlamento la dignità che esso merita; di non subordinarne le funzioni alle logiche e alle discutibili prassi della partitocrazia ma di assicurarle alla legalità e al diritto, quindi di rimettere al mittente l’Atto di Governo n. 11.
Solo in questo modo potrà essere evitato al Presidente della Repubblica di emanare un atto viziato ab origine."
Lo ha scritto ieri, 15 maggio, ai Presidenti del Parlamento, Senatore Pietro Grasso e Onorevole Laura Boldrini, il Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia, Luca Marco Comellini.
GOVERNO, PDM: NECESSARIO EVITARE PROROGA BLOCCO STIPENDI E CONTRATTI DIPENDENTI PUBBLICIRoma 14 maggio 2013
“La crisi va superata adottando misure che promuovano lo sviluppo economico e non imponendo ulteriori sacrifici come il “blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti” che il Governo Letta si appresta ad emanare con l'approvazione da parte del Parlamento del relativo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica” (Atto di Governo n.9) il cui esame è in corso nelle competenti Commissioni parlamentari (Affari Costituzionali, Lavoro e Bilancio).
Tra i dipendenti pubblici vi sono gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia ai quali si continuano a chiedere sempre maggiori sacrifici in nome di una specificità che gli impedisce di incrociare le braccia come possono fare tutti gli altri lavoratori.
Sono proprio i provvedimenti fortemente punitivi come quello che è in procinto di essere emanato la causa della crescente demotivazione di chi indossa una divisa.
Da anni ripetiamo a governi troppo sordi, o vittime dei generali attaccati ai privilegi, che ci sono sempre 4,5 miliardi di euro recuperabili dall'accorpamento delle Forze di polizia e dalla soppressione di indennità e prebende riservate a una piccola parte di militari.”
DEBITI P.A. - PDM: 4,5 MLD DA UNIFICAZIONE FORZE DI POLIZIA E TAGLIO SPESE MILITARI PER EVITARE AUMENTO IRPEF.DEBITI P.A. - PDM: 4,5 MLD DA UNIFICAZIONE FORZE DI POLIZIA E TAGLIO SPESE MILITARI PER EVITARE AUMENTO IRPEF.
Roma 3 aprile 2013
"Si riparla nuovamente di rimettere le mani nelle tasche dei cittadini per pagare i debiti della P.A. quando la sola soluzione che non li farebbe gravare sui cittadini è sotto gli occhi di tutti ma non vuole essere vista.
Ci sono circa 4,5 miliardi di spese inutili da tagliare dal bilancio dello Stato, come suggeriamo da troppo tempo al Presidente del Consiglio Monti.
Tra gli immediati tagli possibili vi sono quelli dell'indennità di ausiliaria (415 mln/anno), gli avanzamenti di grado all'ultimo giorno di servizio, i richiami in servizio e i trattamenti economici superiori percepiti al compimento dei 13-15 e 23-25 anni di servizio, le indennità antiesodo dei piloti e controllori di volo (45 mln/anno), i costi del Cocer (5,2 mln/anno), gli stipendi dei cappellani militari (6,3 mln/anno), il cui ammontare complessivo è di 471,5 milioni/anno, e infine l’unificazione delle forze di polizia compresa la Guardia di Finanza frutterebbe una riduzione della spesa per la sicurezza di 4 miliardi all’anno."