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CAMERA DEPUTATI: INTERVENTO ON. TURCO SU PROROGA RAPPRESENTANZA - A.C. 3016

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RESOCONTO
SOMMARIO e STENOGRAFICO

260.
giovedì 17 dicembre 2009

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE
indi
DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI
E DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

MAURIZIO TURCO. Signor Presidente, non voglio rovinare il clima che si è creato, però ci sono alcune cose che vanno dette (poi ritirerò anche tutti gli emendamenti, visto come andrà a finire).
Abbiamo presentato questi emendamenti che sono tutti finalizzati ad evitare che questa Assemblea si renda complice di un atto palesemente incostituzionale. Il comma 7 dell'articolo 3 proroga fino al 30 luglio del 2011 i mandati dei consigli della rappresentanza militare, privando circa 400 mila cittadini in divisa del loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti alla scadenza naturale dell'attuale mandato che avverrà tra pochi mesi, nell'aprile del 2010. Ma la cosa grave, nella gravità di questa proroga, è il contesto.
Vogliamo far finta che non vi siano diversi delegati dell'esercito che, pur essendo sottoposti ad indagini o essendo addirittura imputati in procedimenti penali presso il tribunale militare di Napoli, continuerebbero in proroga a svolgere questo delicato compito. Vogliamo far finta che non siano state concesse onorificenze della Repubblica a delegati imputati in procedimenti penali.
Voi sapete che vi sono membri dei consigli della rappresentanza militare dei carabinieri che non hanno esitato ad aggredire e picchiare selvaggiamente un loro collega rappresentante di un organismo di base colpevole, secondo i suoi aggressori, di aver denunciato l'esistenza di illeciti riguardanti fogli di viaggio di alcuni delegati dell'attuale rappresentanza militare che voi tutti volete prorogare. Proprio su questa denuncia il pubblico ministero della procura militare presso il tribunale di Roma ha chiesto di procedere per il reato continuato di minaccia e violenza ad inferiore nei confronti di un carabiniere membro della rappresentanza.
Vorrei dare atto a qualcuno che in passato è stato facilmente dimenticato da quest'Assemblea: il maresciallo capo Ruggiero Piccinni, l'appuntato scelto Giuseppe La Fortuna, il vicebrigadiere Antonio Tarallo e tutti gli altri che nel 2002 fecero una meritoria lotta ed ottennero la sospensione della proroga che allora, nel 2002, il Governo aveva concesso. Proprio coloro che, a quel tempo, fecero un ricorso, che naturalmente dopo la vostra approvazione agevoleremo, e lo vinsero contro il Governo oggi sperano nella vostra complicità. Sono proprio loro quelli che lo scorso 28 ottobre, giorno in cui il Governo ha inserito il comma 7 nell'articolo 3 del presente provvedimento, hanno detto e scritto che il Governo ha concesso loro la proroga nel timore che potessero scendere in piazza per manifestare a fianco degli appartenenti alle forze di polizia di Stato. Pag. 44
La rappresentanza militare per noi radicali rappresenta oggi uno strumento al servizio di pochi e questi pochi, con il silenzio informato dei vertici militari e con il trascorrere del tempo, finiscono per non rappresentare più il personale.
Vorremmo sapere una cosa: qual è la necessità ed urgenza di inserire questo provvedimento nel decreto-legge riguardante le missioni?

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Maurizio Turco.

MAURIZIO TURCO. Noi vorremmo votare il decreto-legge sulle missioni mentre voi ce lo impedite (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico) perché vi inserite una norma anticostituzionale.
Signor Presidente, ritiriamo tutti gli emendamenti: non vogliamo essere complici nemmeno in questo (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori ritirano l'emendamento Maurizio Turco 3.10.

ANTONIO RUGGHIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Rugghia, se gli emendamenti sono stati ritirati non posso darle la facoltà di intervenire su proposte emendative che non sono più in discussione.

ANTONIO RUGGHIA. Signor Presidente, le volevo chiedere proprio questo: se in presenza del ritiro dell'emendamento possa svolgere o meno il mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Rugghia, non può svolgere il suo intervento a meno che il suo gruppo non faccia proprio l'emendamento, nel qual caso può intervenire.
Prendo atto che i restanti emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge sono stati ritirati.
Ricordo che gli identici emendamenti Villecco Calipari 4.1 e Di Stanislao 4.2 sono stati ritirati.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Maurizio Turco 4.10 formulato dal relatore.

MAURIZIO TURCO. Signor Presidente, gli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 4 sono tutti finalizzati ad evitare che quest'Aula modifichi il codice penale militare di pace. Tale modifica ha molto poco a che fare, peraltro, con le disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace.
Queste norme, se convertite in legge, renderanno poco credibile, a nostro avviso, il senso e lo scopo delle missioni militari, che non potremo più definire di pace. Il Governo vuole evitare che si compiano accurate indagini sulle cause della morte dei numerosi militari che sono deceduti, ad esempio, in Afghanistan per l'inadeguatezza dei mezzi e delle dotazioni in uso alle nostre Forze armate. Non a caso, all'indomani del sequestro di alcuni mezzi Lince su cui hanno trovato la morte alcuni nostri giovani militari, il Ministro della difesa ne chiedeva la restituzione per riutilizzarli come pezzi di ricambio.
Questo, a nostro avviso, è stato un astuto modo ed un astuto tentativo per sottrarre quelle che sono oggettive prove alla magistratura inquirente.
Gli emendamenti che noi abbiamo proposto non solo vogliono impedire che ai militari sia concessa l'impunità o l'immunità per eventuali reati che potrebbero essere commessi solo in azioni di guerra. Perché volete modificare il codice penale militare di pace per reati che potrebbero essere commessi solo in azioni di guerra, quando l'Italia non solo non è in guerra, ma non può neanche entrarci in guerra?
Quindi, non vi è alcuna ragione di procedere alla modifica del codice penale militare, se non quella di impedire alla magistratura oggi, per restare nell'attualità, di trovare i colpevoli per la morte del caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, del tenente Antonio Fortunato, del primo caporalmaggiore Matteo Mureddu, del primo caporalmaggiore Davide Ricchiuto, del primo caporalmaggiore Massimiliano Randino, Pag. 45del sergente maggiore Roberto Valente, del primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami e di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita non in guerra ma in pace a causa dell'inadeguatezza dei mezzi e delle dotazioni che i vertici militari hanno ritenuto di far loro adoperare.
Per queste considerazioni anche in questo caso non sottoporremo le nostre proposte emendative all'onta di un voto che la stragrande maggioranza di quest'Aula darebbe in senso contrario e, quindi, ritiriamo anche su questo punto i nostri emendamenti (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Prendo atto che sono stati ritirati tutti i restanti emendamenti all'articolo 4 del decreto-legge.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di conversione di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.



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